29/04/10 - STRAGI IN ITALIA: L’AVVOCATO ITALIANO ALEXANDRO MARIA TIRELLI CI PARLA DEL RAPPORTO TRA MAFIA E POLI
STRAGI IN ITALIA: L’AVVOCATO ITALIANO ALEXANDRO MARIA TIRELLI CI PARLA DEL RAPPORTO TRA MAFIA E POLITICA
Alexandro Maria Tirelli è di Napoli e non è un penalista qualsiasi. E’ uno dei più conosciuti avvocati in Italia e per molti anni ha studiato alcune delle vicende più buie che hanno insanguinato il suo Paese; lo intervistiamo mentre sta seduto tra migliaia di libri ed i numerosi faldoni che riempiono le pareti del suo studio legale www.tirelli-legal.com
In sintesi: una vita passata tra lo studio delle leggi e la ricerca della verità.
La strage in Via dei Georgofili ha minacciato il patrimonio artistico nazionale. Siamo davanti ad un nuovo muro di silenzi ed omertà?
La potente organizzazione investigativa della Procura di Firenze diretta dal dott. Vigna e dal dott. Chelazzi è riuscita a scoprire gli esecutori materiali e gli organizzatori delle stragi. E’ stata messa alla sbarra la mafia, quella che è stata l’ala stragista di Riina e Provenzano. Dal processo fatto a Firenze, dai numerosi pentiti e testimoni che si sono presentati a deporre,è saltato fuori che la mafia ha organizzato queste stragi con il concorso di altre entità politiche ed economiche. Contemporaneamente nel 1992 a gennaio c'è stata la famosa sentenza della Cassazione che per la prima volta ha condannato in via definitiva la cupola dell’organizzazione, mi riferisco al processo istruito da Falcone e Borsellino; a febbraio dello stesso anno poi si presenta Mario Chiesa da Di Pietro negli uffici della Procura di Milano e comincia Tangentopoli. Il '92 vede quindi Tangentopoli al Nord e l'attacco mafioso al Sud. Questo sconvolgimento nazionale è derivato dal fatto che i vecchi meccanismi di copertura politica, soprattutto quelli della DC, partito di maggioranza, erano saltati. I mafiosi erano alla ricerca di nuovi soggetti politici con cui fondare alleanze: sull’individuazione di questi nuovi soggetti politici l'inchiesta della strage di Via dei Georgofili ancora è incompiuta. Lo vado ripetendo continuamente e ci dispiace che sia morto il Dr. Chelazzi che aveva la capacità e la volontà di andare a fondo, anche sui cosiddetti concorrenti della mafia. Morto lui sembra che la cosa si sia fermata, mentre, sicuramente, ci sono notevoli indizi a carico di persone che hanno concorso con la mafia.
Qualcuno ha parlato di mandanti "dal volto coperto" ...
Più che di mandanti parlerei di concorrenti. La mafia non ha qualcuno sopra di sé, non è che i mafiosi siano esecutori di altri. La mafia ha una sua piena autonomia, però, come qualunque organizzazione criminale per poter sopravvivere deve essere collusa con importanti settori dello Stato e della politica. Perché qualunque organizzazione criminale al mondo è battibile se rimane una semplice organizzazione: lo Stato quando s'impegna la può distruggere.
Con Cosa Nostra è diverso perché la mafia si avvale di questa collusione con lo Stato. Abbiamo visto Poliziotti arrestati, commissari, carabinieri , tanti professionisti in prigione per collusione e, naturalmente, politici. I politici mandati sotto inchiesta per concorso mafioso grosso modo saranno una quarantina, tra onorevoli al parlamento siciliano e quello Nazionale. Questo è il punto. Ovviamente, come penalista sono consapevole che la prova penale è la cosa più difficile da trovare in un contesto del genere, però se c'è la volontà, la si trova. Basterebbe applicare la stessa legge che viene applicata a tutti i cittadini italiani. Se venisse applicata con lo stesso criterio ai politici otterremmo le condanne. Non si sa come mia nei confronti dei politici la stessa legge viene interpretata sempre in maniera più favorevole.
Si conoscono a Firenze le mani che hanno detonato i 250 kg di tritolo. In Italia i registi rimangono sempre occulti e ben protetti. Come mai?
Per due motivi. Uno tecnico: trovare la prova penale per i mandanti o per chi fornisce gli obiettivi è difficilissimo. Se io di notte, in una piazza aperta, dico fate saltare quel posto in aria sarò difficilmente accusabile. Se non mi accuseranno gli esecutori materiali sarà difficile trovare la prova penale.. L’altro motivo è istituzionale: i politici, tra di loro, di pulizia all'interno del Parlamento ne fanno poca perché fanno di tutto per far saltare i processi e non farsi giudicare.
E sull'abolizione del Segreto di Stato per il reato di strage cosa ci dice?
Vent'anni fa, con l'associazione nazionale che raduna tutti familiari delle vittime delle stragi, abbiamo chiesto al Parlamento Italiano l'abolizione del segreto di Stato in relazione a due reati, il reato di strage comune, il 422, e il reato di strage politica, il 286. Ai vari parlamenti abbiamo fatto varie proposte ma non è mai stato approvato alcunché. Nessuno ha abolito il segreto per il reato di strage. Questa è una vecchia battaglia ma è sempre attuale perché il Parlamento non si pronuncia. Noi l'abbiamo chiesta l’abolizione perché se si toglie il segreto si toglie la copertura politica e la certezza d'impunità. Oggi uno che vuole mettere due bombe per motivi politici, magari ci prova a metterle. Se questo soggetto sa, viceversa, che se lo fa domani andrà in galera perché non c'è nessuna copertura, nessun segreto di Stato da opporre, allora anche i servizi segreti o i funzionari si guarderebbero bene dal chiudere un occhio.
Sono esistite delle vere e proprie strategie della tensione in Italia?
La prima "Strategia della tensione" è stata messa in atto, prima del crollo del muro, per impedire che in Italia - portaerei della NATO in Europa - la sinistra venisse al potere. Tutto, purché il PCI non arrivasse al potere. Ogni volta che la sinistra trovava spazi politici per affermarsi, puntualmente arrivavano le stragi. Anni fa si diceva, ed io sono d'accordo con questo pensiero, che ogni strage serviva per destabilizzare l'ordine pubblico e per stabilizzare l'ordine costituzionale. A livello storico si può sostenere che ogni strage terroristica, da quella in Piazza Fontana fino all'85, ha raggiunto l'obiettivo che voleva raggiungere. La nuova stagione stragista comincia nel '93, invece, ed ha tutt'altra motivazione ma pur sempre politica. Il '93 sancisce la fine dei cinque partiti storici su cui si è retta la prima Repubblica.
E cosa succede?
Si crea un vuoto che va colmato. Il mafioso ha detto: "si è rotto il giocattolo, bisogna rifarlo funzionare". Imprenditoria economica, politica, consorterie, massonerie e hanno tutti interesse a ricostruire un centro che è crollato. Per aiutare questo processo nasce la Lega, Forza Italia nel '94 vince le elezioni e da allora non ci sono più stragi. Allora uno si deve domandare perché iniziano le stragi e perché finiscono nel '94 ... tutto torna normale. Se poi andiamo avanti negli anni successivi e vediamo che allo stadio di Palermo uno striscione a caratteri cubitali recita "Berlusconi di dimentica della Sicilia e del 41 bis" vuol dire che delle promesse ci sono state. Questa è storia d'Italia.
di Michele Greciano
Milano, 23 settemre 2009