29/04/10 - VIOLENZA SESSUALE CONTRO LE DONNE ED i BAMBINI. I DATI DEL 2009

VIOLENZA SESSUALE CONTRO LE DONNE ED i BAMBINI.  I DATI DEL 2009


Intervista al famoso avvocato penalista italiano Alexandro Maria Tirelli. Riflessioni sul reato di violenza sessuale pochi giorni dopo il rinvio a giudizio dell’avvocatessa argentina Marina Hernandez, brutalmente stuprata vicino Venezia da alcuni ragazzi di origine slava.


 


Buongiorno avvocato Tirelli. Vuole ricordare qualcosa di Lei ai nostri lettori?



Buongiorno a voi. Faccio l’avvocato a Napoli, a Roma e Milano e Genova. Difendo in tribunale in ambito strettamente penale. Dal settembre 2005 ho fondato in piena autonomia il mio studio legale “Studio TIRELLI & associati” ( www.tirelli-legal.com ). Mi sono occupato spesso di reati di violenza sessuale, dalle due parti della barricata. A volte difendendo gli imputati di questo crimine. Altre volte difendendo le vittime di questo orribile reato.


I recenti casi di violenza sessuale, le modalità con cui essi sono stati realizzati meritano una profonda riflessione.

Se è vero che il numero delle denunce è diminuito nel corso dell’ultimo anno, è pur vero che i casi di violenza sessuale mai denunciati dalle vittime, specialmente ove tale violenza sia avvenuta tra le mura domestiche, rimangono nell’ombra.

Senza dubbio e sempre con maggiore frequenza, si registrano casi di violenza sessuale di gruppo:il branco che aggredisce, che violenta, che priva la vittima della sua capacità di autodeterminazione, che le impone ciò che dovrebbe essere frutto di una sua libera scelta.

Viene già da chiedersi quali siano le ragioni che possono spingere il singolo individuo a compiere un crimine tanto odioso e tanto esecrabile e la giustificazione può essere reperita nei manuali di criminologia e di psicologia: disprezzo nei confronti del genere femminile, traumi, indole violenta, ecc.

Di fronte a fenomeni di violenza sessuale operata dal branco si rimane senza parole: cercare di comprendere cosa possa unire singoli individui nella realizzazione del disegno criminoso risulta davvero difficile.

La matrice ideologica senza dubbio gioca la sua parte, così come giocano la loro parte i fenomeni di emarginazione e di discriminazione.

L’ideologia prima di tutto, dicevo. Mi riferisco tanto al diffondersi sempre più frequente dell’idea della donna oggetto, quanto a quel genere di educazione morale che vede il desiderio come qualcosa che va sempre assecondato e che necessita di appagamento. Il controllo delle pulsioni viene meno, perché va sempre e comunque realizzato ogni singolo istinto, anche il più bestiale.

C’è anche una logica punitiva alla base di questi fenomeni. La donna ormai compete con l’uomo in ogni settore, i costumi morali non le impongono determinati ruoli, né determinati comportamenti come avveniva, purtroppo, sino a qualche decennio fa. Il solo modo per alcuni uomini per affermarsi è quello di dimostrare la propria superiorità attraverso la sola cosa in cui spesso sono superiori: la forza fisica. Possedere la vittima, esercitare violenza sulla sua volontà e sul suo corpo significa affermare la propria potenza.

Sesso ad ogni costo: le immagini diffuse dai mass media, del resto, ormai mostrano solo donne formose e superdotate, che si affacciano dai manifesti pubblicitari o dagli schermi televisivi quasi urlando un “prendimi, sono tua”. Si tratta sempre più spesso dell’immagine di donne con un corpo sexy e attraente, ma del tutto senza cervello: l’oca di tanto tempo fa.

Viene da sorridere ripensando alla morale dell’epoca fascista che voleva santa la mamma, la sorella e la moglie, quest’ultima con tutte le dovute cautele. Tutte le altre erano donne da possedere: l’uomo era uomo solo se possedeva più donne, ne parlava come di donne di strada e se ne vantava con gli amici nel bar sotto la propria abitazione.

Mi viene da pensare che in molti casi non siamo molto lontani da questo genere di mentalità e forse è anche questo modo di pensare che riesce a unire più uomini nel compimento di un atto di violenza sessuale. 

Se poi si riflette sul fatto che alcuni di questi crimini sono perpetrati da parte di extracomunitari o di cittadini neocomunitari, ci si rende facilmente conto che la violenza è spesso frutto di emarginazione: non avere abbastanza denaro per “comprare” una donna; voler punire un’intera comunità colpendo i soggetti fisicamente più deboli e quelli che in un certo senso incarnano anche il simbolo di perpetrazione di un’etnia.

Rimane il fatto che nessuno riflette seriamente sul destino delle vittime, sul loro dramma personale, sul fatto che la loro vita e la loro esistenza risulterà per sempre condizionata da una simile terribile esperienza.


 


Carla Seredova,

Napoli 1 giugno 2009